Albicocco

Nome latino: 
Prunus Armeniaca
Famiglia: 
Rosaceae

Il Prunus Armeniaca è una specie caducifoglia originaria della Cina nord-orientale.

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Coltivazione: 

L’albicocco si adatta a climi miti, temperati e mediamente rigidi, per questo motivo è coltivato in molte aree del mondo.
Rispetto al pesco, resiste maggiormente ai freddi invernali, però è più suscettibile alle gelate tardive primaverili: infatti, temperature inferiori allo zero sono pericolose nelle fasi di bottoni rosa, fioritura ed allegagione.
Per questo motivo l’albicocco preferisce le aree collinari, meno soggette a gelate e ristagni di umidità.
L’albicocco predilige terreni sciolti, di medio impasto, profondi, ben drenati e caldi, adattandosi anche su quelli ghiaiosi.
Vanno evitate le innaffiature eccessive, lasciando sempre che tra un'annaffiatura e l'altra il terreno rimanga asciutto per almeno un paio di giorni.
La potatura , considerandola una pianta da frutto e non solo ornamentale, è rivolta a mantenere un buon equilibrio fra produzione e vegetazione.
È importante salvaguardare e rinnovare con la potatura le formazioni fruttifere (dardi, brindilli, rami misti e rami anticipati), dando la prevalenza agli uni o agli altri a seconda del modo di fruttificare della varietà.
Come regola generale tanto più forte è la spinta vegetativa tanto più leggera deve essere la potatura; non bisogna lasciare invecchiare troppo le branche produttive altrimenti si creano i presupposti per una forte alternanza di produzione: si eliminano i rami posti di schiena, i polloni, si diradano i rami misti e si eliminano le branche di 3-5 anni sostituendole per tempo con rami nuovi.

 

Malattie Parassiti Avversità: 

Monilie (Monilia laxa e Monilia fructigena): sono funghi che si instaurano sui rametti e sui frutti, favoriti da condizioni di elevata umidità e piogge.
Durante la fioritura il fungo penetra attraverso i fiori che mummificano.
I frutti sono colpiti soprattutto dall’inizio della maturazione.
In caso di condizioni favorevoli allo sviluppo del fungo in prossimità della maturazione eseguire trattamenti preventivi con prodotti sistemici tra lo stadio di bottoni rosa e l’allegagione

Corineo (Coryneum beijerinckii): è un fungo che determina alterazioni su foglie, rami e frutti, favorito da lesioni presenti sulla pianta, condizioni di bagnatura degli organi, elevata umidità e temperature di almeno 5-6 °C, mentre intorno a 15-16 °C sono ottimali.
Il fungo si manifesta con delle tacche depresse di color rosso-brunastro con alone giallastro, queste possono confluire tra loro evolvendo in piccole lesioni longitudinali necrotiche che provocano disseccamento dei giovani rametti.
Per contrastare il fungo, trattare con prodotti rameici a defogliazione completa, perché in genere la lignificazione dei germogli è già avvenuta, il secondo intervento si effettua con altri fungicidi di copertura prima dell’apertura delle gemme. Una buona pratica agronomica consiste nell’eliminazione dei rami colpiti con la potatura secca, o invernale.

Oidio o mal bianco (Podosphaera tridactyla): si tratta di un fungo che colpisce le foglie, i germogli e, raramente, i frutti; favorito da temperature comprese tra 10 e 30 °C, umidità elevata ed assenza di bagnatura.
I primi sintomi compaiono sulla superficie dei frutti sotto forma di chiazze biancastre, su queste poi si sviluppano tacche necrotiche reticolari che assumono una colorazione rosso brunastra nel caso si trovino nella parte del frutto esposta al sole o verdastra se interessano la zona ombreggiata. Sulle foglie i sintomi sono più tardivi e consistono in una efflorescenza biancastra; le foglie colpite dissecano e cadono precocemente.
Sulle piante in cui gli attacchi si presentano regolarmente tutti gli anni, è bene ricorrere alla lotta chimica fin dalla primavera con derivati benzimidazolici, successivamente si può intervenire con prodotti a base di zolfo.

Sharka o vaiolatura ad anello: si tratta di un virus, trasmesso mediante le punture degli afidi, che interessa le foglie ed i frutti. Nel caso dell’albicocco sulle foglie si manifestano piccole decolorazioni clorotiche ad anello che scompaiono al sopraggiungere dell’estate, mentre sui frutti si formano zonature anulari chiare. Questa virosi si contrasta prima di tutto ricorrendo a materiale di moltiplicazione certificato, è buona prassi eliminare le piante infette e combattere gli insetti che trasmettono il virus; inoltre, se possibile, impiegare cultivar resistenti. Foto e approfondimenti

Mosca della frutta (Ceratitis capitata): si tratta di un insetto che colpisce i frutti. I danni sui frutti sono provocati dalle punture che determinano la comparsa di aree mollicce, in seguito soggette a marcescenza e dall’attività delle larve che si nutrono in gruppo della polpa provocandone il disfacimento favorendo attacchi di monilia; i frutti colpiti comunque sono soggetti a cascola. Foto e approfondimenti

Cidia (Cydia molesta): è un insetto che attacca i germogli ed i frutti; le larve della 1^ generazione scavano gallerie all’interno dei germogli causandone l’avvizzimento e la successiva perdita; le generazioni seguenti si insediano sui frutti entrando dal peduncolo o da altri punti di contatto come rami, foglie ed un eventuale frutto vicino. Le larve scavano gallerie fino a raggiungere il nocciolo, i frutti colpiti emettono un grumo di gomma, inoltre sono soggetti a cascola ed a marciumi provocati dalle monilie. Foto e approfondimenti

Anarsia (Anarsia lineatella): si tratta di un insetto che colpisce i fiori, i frutti ed i germogli; compie tre generazioni l’anno. Ad inizio primavera le larve  entrano nei fiori distruggendoli, dopo la fioritura danneggiano i germogli; in un secondo momento attaccano i frutti causando danni simili a quelli prodotti dalla cidia. Foto e approfondimenti

 Cocciniglia di San Josè (Comstockaspis perniciosa)

Cocciniglia bianca (Diaspis pentagona)

Altri parassiti che attaccano l'albicocco sono gli afidi:

Afide verde (Myzus persicae)
con le sue punture provoca la formazione di bollosità sulle foglie, che seccano e cadono. attacchi in fioritura causano aborti fiorali e colatura dei fiori, i frutticini sono soggetti a malformazioni

Afide farinoso (Hyalopterus pruni)
è un insetto che attacca le foglie ed i germogli: i rami e la pagina inferiore delle foglie vengono ricoperte da un acera farinosa, biancastra e da sostanze zuccherine appiccicaticce; le foglie  seccano e i frutti non si sviluppano

 

Uso in cucina: 

L'albicocca è ricca di vitamina B, C, PP, ma soprattutto di carotenoidi, precursori della vitamina A: due etti di albicocche fresche forniscono il 100% del fabbisogno di vitamina A di un adulto.
Le albicocche vengono consumate fresche e conservate o trattate in numerosi modi: essiccate (specie negli USA), sciroppate.
Altrettanto comuni sono i prodotti derivati: il succo, la marmellata e la gelatina di albicocca, molto usata in pasticceria per apricottare torte e pasticcini. (apricottare significa spennellare la superficie di una torta di gelatina di albicocche prima di glassarla. Un esempio classico di questa tecnica, molto diffusa, è la famosa torta Sacher )
Il seme dell'albicocca quanto quello della Pesca viene detto armellina. Le Armelline hanno un retrogusto gradevolmente amarognolo e vengono usate in pasticceria come essenza, come ingrediente negli amaretti, in sciroppi o liquori e in generale in abbinamento alle mandorle dolci per renderne più interessante il gusto. Tuttavia il loro consumo viene limitato ad un uso aromatico poiché, come le foglie e i fiori dell'albicocco, contengono un derivato dell'acido cianidrico che, ad alte dosi, risulterebbe altamente tossico.
 

Proprietà terapeutiche: 

I medici arabi ne scoprirono le virtù farmacologiche: la usavano per curare il mal d'orecchi e anche per lenire i fastidi delle emorroidi.
L'albicocca stimola la produzione di emoglobina, la proteina che trasporta il ferro e dà colore al sangue, un frutto anti-anemia per eccellenza. Essa contiene molti zuccheri, sali minerali, e oligo-alimenti.
Dal seme dell’albicocca (armellina) si ricava tramite la pressione a freddo l’olio essenziale di albicocca.
Contiene vitamina F che è importante biostimolatore per diversi processi fisiologici e biochimici nel nostro organismo.
Può essere usato per pelle secca e deteriorata, ha un effetto antirughe. Nutre e idrata, aiuta la sintesi di collagene e delle nuove cellule. Nutre e stimola la crescita dei capelli rendendoli elastici. E’ ideale come olio di base per maschera per viso e capelli e per massaggi tonificanti. Migliora la circolazione del sangue. Si assorbe bene dalla pelle lasciandola morbida e liscia.
Un’idea per una ricetta di bellezza:
Maschera per viso: 10 ml di olio di albicocca si mischiano in 1 cucchiaio di panna e 1 albume di uovo. Applicare sul viso e lasciare per 10 minuti in posa.
Oltre alla vitamina F l’olio essenziale contiene  contiene Amigdolina (Laetrile) usata per curare malattie molto gravi.
L’impiego del laetrile in medicina risale ai tempi del grande erbario cinese il quale sembra abbia parlato di preparati a base di gherigli utili contro i tumori. Gli antichi medici egizi, greci, romani e arabi erano tutti perfettamente a conoscenza delle proprietà biologiche “dell’acqua di mandorle amare”. Celso, Scribonio Largo, Galeno, Plinio il Vecchio, Marcello Empirico e Avicenna impiegavano preparati contenenti laetrile per curare i tumori, e la stessa cosa dicasi per la farmacopea medievale.
 

Curiosità: 

Dalle zone di origine, la Cina, si è estesa lentamente verso ovest attraverso l'Asia centrale sino ad arrivare in Armenia (da cui prese il nome Armeniaca) dove, si dice, venne scoperta da Alessandro Magno.
I Romani la introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C., ma la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo fu consolidata successivamente dagli arabi, infatti albicocco deriva dalla parola araba Al-barquq.
In origine si credeva fosse una piante maledetta che provocasse febbre.
Nella cosmesi popolare l'albicocca e' stata sempre accoppiata alla cura della pelle. l'olio ottenuto dai suoi semi e' molto efficace sia per il trattamento delle smagliature che delle rughe.
 

Zone del Giardino in cui si trova: 

Photinia

Nome latino: 
Photinia X Fraseri
Famiglia: 
Rosaceae

Arbusto, o piccolo albero, sempreverde, che può raggiungere i 3-4 metri di altezza; si tratta di un ibrido.
E’un arbusto abbastanza compatto ed eretto, assume una forma tondeggiante, è frondoso, con fusti sottili, ben ramificati; le foglie sono ovali o lanceolate, di colore rosso vivace quando germogliano, divengono poi verde scuro; anche durante l'autunno e l'inverno alcune foglie possono assumere colorazione aranciata.

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Coltivazione: 

Deve essere esposta in pieno sole o a mezz’ombra ed in un luogo riparato dai venti freddi ed asciutti dell'inverno anche se è una pianta rustica che resiste fino a -15°. Non temono neanche il caldo afoso di luglio ed agosto. sono molto adatte per l'arredo urbano, poichè non vengono rovinate dalle polveri o dall'inquinamento.
Non ha particolari esigenze in fatto di terreni; può svilupparsi anche nella comune terra da giardino, preferisce i terreni sciolti e soffici, ricchi in materia organica, evitare i terreni calcarei, su cui manifesta clorosi.
Teme invece i ristagni idrici è quindi bene coltivare le photinie in terreno molto ben drenato, oppure aggiungere alla terra del giardino della sabbia di fiume, in modo da migliorare il deflusso dell'acqua.
Epoca d’impianto: ottobre o marzo/aprile.
Prima dell’impianto sono utili lavorazioni fino a 30 cm di profondità, con arature, erpicature e fresature, con cui interrare concimi organici.
Concimazione da ripetere a fine inverno interrando ai piedi della pianta del concime organico ben maturo, oppure del concime granulare a lenta cessione.
La Photinia x Fraseri va annaffiata regolarmente, soprattutto gli esemplari giovani, durante i mesi più caldi dell'anno, evitando di lasciare il terreno asciutto per periodi di tempo molto lunghi, le piante a dimora da anni possono accontentarsi delle piogge, anche se è bene annaffiare in caso di prolungata siccità.
Dopo la fioritura è consigliabile potare le ramificazioni più lunghe, in modo da mantenere l'arbusto denso e ben ramificato anche nella parte bassa; è anche possibile far sviluppare la pianta liberamente, o ad alberello, in modo da ottenere un piccolo albero con chioma arrotondata
C'è una regola di potatura per tutti piante sempreverdi - si potano all’ inizio dell’ estate, prima dell caldo forte, evitare l’operazione nei periodi di lunga siccità.
 

Malattie Parassiti Avversità: 

La Photinia può essere colpita dall’ oziorrinco, un coleottero che danneggia la pianta sia nello stadio di adulto che di larva.
Gli adulti si nutrono delle foglie, provocando, con profonde erosioni, danni estetici e funzionali (ridotta fotosintesi).
Le larve provocano danni al colletto e alle radici, nutrendosi di essi, e danneggiandone la funzionalità fino a compromettere la vitalità delle piante più giovani.
E’ molto importante conoscere il ciclo biologico dell’oziorrinco per potere attuare una lotta efficace: sverna generalmente come larva matura o pupa nel terreno e, in alcuni casi, come adulto. Verso la metà-fine di aprile gli adulti fuoriescono dal terreno e si dirigono verso la chioma, dove iniziano a nutrirsi delle foglie. Si nutrono generalmente di notte, uscendo dal terreno al crepuscolo. Dopo circa un mese di nutrimento, inizia la deposizione delle uova, poco sotto il livello del terreno. Le giovani larve iniziano a nutrirsi voracemente di colletto e radici.
Se sverna come adulto, una volta giunto in superficie inizia a nutrirsi intorno al mese di aprile. I primi danni che si osservano sulle foglie possono provocare una certa confusione per quanto riguarda un’efficace organizzazione della lotta. Infatti sono provocati dai pochi adulti svernanti.
I danni maggiori si osservano successivamente, quando sono divenute adulte le larve o le pupe svernanti. Un secondo danno sulle foglie si osserva a fine estate; prima di interrarsi per trascorrere l’inverno, gli adulti si possono ancora nutrire

Lotta Chimica  contro le larve si può intervenire chimicamente con principi attivi quali carbosulfan, Benfuracarb, prodotto sistemico, o clorpyriphos, granulare, persiste nel terreno 2-3 mesi. Contro gli adulti si possono utilizzare principi attivi quali acephate, azinphos-methyl, deltametrina, piretro o cyflutrin.
Si consiglia di intervenire nelle ore serali.

Lotta Biologica: si utilizzano prodotti a base di larve di nematodi del genere Heterorahbditis ( H. heliothidis). Le larve sono in grado di parassitizzare le giovani larve di oziorrinco. Come già descritto, la difficoltà dell’applicazione della lotta biologica consiste nello stabilire il giusto momento di intervento, in cui si presume la presenza di larve di oziorrinco nello stadio di maggiore suscettibilità. Come descritto nel ciclo biologico, dopo circa un mese dall’osservazione della comparsa degli adulti, si possono distribuire le larve di nematodi. Il terreno deve essere ben inumidito, sia prima del trattamento, che dopo, per circa dieci giorni e va mantenuto ben irrigato.

Afidi: verdi o bruni, si ritrovano soprattutto su gemme e giovani foglie.

I sintomi sono l’arricciamento e accartocciamento delle foglie colpite. Sono frequenti soprattutto in primavera e a inizio estate, ma non rappresentano un problema particolarmente grave e specifico per la fotinia
Lotta: con prodotti a base di Imidacloprid (Confidor), ad azione sistemica, Bifentrin (Brigata), Etiofencarb (Croneton), Fenpropatrin (Danitol), Deltametrina (Decis), acephate (Ortene), Pymetrozine (Plenum), ad azione sistemica.

Altre malattie che si possono verificare sono quelle fungine date da sbalzi termici nel periodo primaverile e piogge frequenti.
Eccessi di annaffiature o un terreno scarsamente permeabile possono favorire l'insorgenza di marciumi radicali.
 

Curiosità: 

Quando si trova una “x” tra il nome del genere e quello della specie significa che la pianta in questione è un ibrido.
I “genitori” di questa pianta sono nativi del Giappone (P. glabra) e della Cina(P. serrulata).
 

Zone del Giardino in cui si trova: 

Borraggine, Boragine, Borago

Nome latino: 
Borago Officinalis
Famiglia: 
Boraginaceae

La B. Officinalis è una pianta originaria del bacino Mediterraneo, ma si è perfettamente adattata in tutta Europa e nel Nord America.

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Coltivazione: 

La coltivazione della B. Officinalis avviene molto semplicemente a primavera mediante la semina o mediante suddivisione della ceppaia: da tenere inoltre presente che la pianta allo stadio adulto è in grado di auto seminarsi autonomamente. 
La composizione del substrato non presenta particolari esigenze, importante però sapere che deve essere presente un buon drenaggio (quindi terreni asciutti) e dare la preferenza a terreni leggermente calcarei.
L'esposizione deve essere preferibilmente in pieno sole, ma vengono ben tollerate anche condizioni di mezz'ombra. L'irrigazione deve essere moderata.

 

Malattie Parassiti Avversità: 

Si tratta di una pianta essenzialmente molto sana la quale non risulta soggetta a particolari avversità. 

Uso in cucina: 

Della pianta vengono consumati fiori e foglie.
L'utilizzo della B. Officinalis in cucina è molto noto: sul territorio italiano fa parte del classico "bo" della cucina ligure, il cosiddetto "Preboggion", impiegata per la preparazione di frittate e minestroni, ha un gusto che ricorda quello del cetriolo. 
I fiori, possono essere canditi, inseriti in insalate o surgelati in cubetti di ghiaccio per decorare bibite e cocktail.
 

Proprietà terapeutiche: 

La B. Officinalis, è una preziosa fonte di acido gamma-linoleico (detto anche "omega-6), è utile contro la pressione alta, ha proprietà emollienti, è febbrifuga, depurativa.
Viene impiegata contro eczemi della pelle e psoriasi. E' diuretica, depurativa e viene considerata un buon rimedio contro la tosse.
 

Curiosità: 

La B. Officinalis nota sin dall'antichità, è una pianta che da sempre è stata associata all'allegria, alla gioia ed al coraggio.
Nel particolare presso i Celti – popolo molto attento alla Natura ed ai messaggi in essa racchiusi – era utilizzata mediante infuso o miscelata ad altre bevande per dare coraggio.
Interessante, osservare la nomenclatura del termine gaelico utilizzato per identificare la Borraggine: "Borrach"; una parola che significa appunto "coraggio".
Singolare è anche constatare che il termine utilizzato in Galles per denominare la B.Officinalis sia "llawen-lys" ossia "pianta della felicità".
Presso la civiltà romana era normalmente considerata un antidoto alla tristezza ed essa veniva comunemente mesciuta assieme al vino per potenziarne il naturale effetto rilassante e rallegrante. "Euphrosinum" veniva chiamata da Plinio il Vecchio, il quale asseriva che essa rendesse euforici, felici e contenti. Il binomio "Borragine e vino" era conosciuto anche presso la civiltà Greca, in quanto essi la utilizzavano per sedare i sintomi dovuti ad un eccesso di alcool.

 

 

Zone del Giardino in cui si trova: 

Pagine

E' vero...tutto. In pochi sanno dell'esistenza di questi decificit,e in genere quando arrivi nel centro giusto è ormai troppo tardi. Un bacio a Sara che sicuramente ora è con mio figlio.
-- Stefy