Albicocco

Nome latino: 
Prunus Armeniaca
Famiglia: 
Rosaceae

Il Prunus Armeniaca è una specie caducifoglia originaria della Cina nord-orientale.

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Coltivazione: 

L’albicocco si adatta a climi miti, temperati e mediamente rigidi, per questo motivo è coltivato in molte aree del mondo.
Rispetto al pesco, resiste maggiormente ai freddi invernali, però è più suscettibile alle gelate tardive primaverili: infatti, temperature inferiori allo zero sono pericolose nelle fasi di bottoni rosa, fioritura ed allegagione.
Per questo motivo l’albicocco preferisce le aree collinari, meno soggette a gelate e ristagni di umidità.
L’albicocco predilige terreni sciolti, di medio impasto, profondi, ben drenati e caldi, adattandosi anche su quelli ghiaiosi.
Vanno evitate le innaffiature eccessive, lasciando sempre che tra un'annaffiatura e l'altra il terreno rimanga asciutto per almeno un paio di giorni.
La potatura , considerandola una pianta da frutto e non solo ornamentale, è rivolta a mantenere un buon equilibrio fra produzione e vegetazione.
È importante salvaguardare e rinnovare con la potatura le formazioni fruttifere (dardi, brindilli, rami misti e rami anticipati), dando la prevalenza agli uni o agli altri a seconda del modo di fruttificare della varietà.
Come regola generale tanto più forte è la spinta vegetativa tanto più leggera deve essere la potatura; non bisogna lasciare invecchiare troppo le branche produttive altrimenti si creano i presupposti per una forte alternanza di produzione: si eliminano i rami posti di schiena, i polloni, si diradano i rami misti e si eliminano le branche di 3-5 anni sostituendole per tempo con rami nuovi.

 

Malattie Parassiti Avversità: 

Monilie (Monilia laxa e Monilia fructigena): sono funghi che si instaurano sui rametti e sui frutti, favoriti da condizioni di elevata umidità e piogge.
Durante la fioritura il fungo penetra attraverso i fiori che mummificano.
I frutti sono colpiti soprattutto dall’inizio della maturazione.
In caso di condizioni favorevoli allo sviluppo del fungo in prossimità della maturazione eseguire trattamenti preventivi con prodotti sistemici tra lo stadio di bottoni rosa e l’allegagione

Corineo (Coryneum beijerinckii): è un fungo che determina alterazioni su foglie, rami e frutti, favorito da lesioni presenti sulla pianta, condizioni di bagnatura degli organi, elevata umidità e temperature di almeno 5-6 °C, mentre intorno a 15-16 °C sono ottimali.
Il fungo si manifesta con delle tacche depresse di color rosso-brunastro con alone giallastro, queste possono confluire tra loro evolvendo in piccole lesioni longitudinali necrotiche che provocano disseccamento dei giovani rametti.
Per contrastare il fungo, trattare con prodotti rameici a defogliazione completa, perché in genere la lignificazione dei germogli è già avvenuta, il secondo intervento si effettua con altri fungicidi di copertura prima dell’apertura delle gemme. Una buona pratica agronomica consiste nell’eliminazione dei rami colpiti con la potatura secca, o invernale.

Oidio o mal bianco (Podosphaera tridactyla): si tratta di un fungo che colpisce le foglie, i germogli e, raramente, i frutti; favorito da temperature comprese tra 10 e 30 °C, umidità elevata ed assenza di bagnatura.
I primi sintomi compaiono sulla superficie dei frutti sotto forma di chiazze biancastre, su queste poi si sviluppano tacche necrotiche reticolari che assumono una colorazione rosso brunastra nel caso si trovino nella parte del frutto esposta al sole o verdastra se interessano la zona ombreggiata. Sulle foglie i sintomi sono più tardivi e consistono in una efflorescenza biancastra; le foglie colpite dissecano e cadono precocemente.
Sulle piante in cui gli attacchi si presentano regolarmente tutti gli anni, è bene ricorrere alla lotta chimica fin dalla primavera con derivati benzimidazolici, successivamente si può intervenire con prodotti a base di zolfo.

Sharka o vaiolatura ad anello: si tratta di un virus, trasmesso mediante le punture degli afidi, che interessa le foglie ed i frutti. Nel caso dell’albicocco sulle foglie si manifestano piccole decolorazioni clorotiche ad anello che scompaiono al sopraggiungere dell’estate, mentre sui frutti si formano zonature anulari chiare. Questa virosi si contrasta prima di tutto ricorrendo a materiale di moltiplicazione certificato, è buona prassi eliminare le piante infette e combattere gli insetti che trasmettono il virus; inoltre, se possibile, impiegare cultivar resistenti. Foto e approfondimenti

Mosca della frutta (Ceratitis capitata): si tratta di un insetto che colpisce i frutti. I danni sui frutti sono provocati dalle punture che determinano la comparsa di aree mollicce, in seguito soggette a marcescenza e dall’attività delle larve che si nutrono in gruppo della polpa provocandone il disfacimento favorendo attacchi di monilia; i frutti colpiti comunque sono soggetti a cascola. Foto e approfondimenti

Cidia (Cydia molesta): è un insetto che attacca i germogli ed i frutti; le larve della 1^ generazione scavano gallerie all’interno dei germogli causandone l’avvizzimento e la successiva perdita; le generazioni seguenti si insediano sui frutti entrando dal peduncolo o da altri punti di contatto come rami, foglie ed un eventuale frutto vicino. Le larve scavano gallerie fino a raggiungere il nocciolo, i frutti colpiti emettono un grumo di gomma, inoltre sono soggetti a cascola ed a marciumi provocati dalle monilie. Foto e approfondimenti

Anarsia (Anarsia lineatella): si tratta di un insetto che colpisce i fiori, i frutti ed i germogli; compie tre generazioni l’anno. Ad inizio primavera le larve  entrano nei fiori distruggendoli, dopo la fioritura danneggiano i germogli; in un secondo momento attaccano i frutti causando danni simili a quelli prodotti dalla cidia. Foto e approfondimenti

 Cocciniglia di San Josè (Comstockaspis perniciosa)

Cocciniglia bianca (Diaspis pentagona)

Altri parassiti che attaccano l'albicocco sono gli afidi:

Afide verde (Myzus persicae)
con le sue punture provoca la formazione di bollosità sulle foglie, che seccano e cadono. attacchi in fioritura causano aborti fiorali e colatura dei fiori, i frutticini sono soggetti a malformazioni

Afide farinoso (Hyalopterus pruni)
è un insetto che attacca le foglie ed i germogli: i rami e la pagina inferiore delle foglie vengono ricoperte da un acera farinosa, biancastra e da sostanze zuccherine appiccicaticce; le foglie  seccano e i frutti non si sviluppano

 

Uso in cucina: 

L'albicocca è ricca di vitamina B, C, PP, ma soprattutto di carotenoidi, precursori della vitamina A: due etti di albicocche fresche forniscono il 100% del fabbisogno di vitamina A di un adulto.
Le albicocche vengono consumate fresche e conservate o trattate in numerosi modi: essiccate (specie negli USA), sciroppate.
Altrettanto comuni sono i prodotti derivati: il succo, la marmellata e la gelatina di albicocca, molto usata in pasticceria per apricottare torte e pasticcini. (apricottare significa spennellare la superficie di una torta di gelatina di albicocche prima di glassarla. Un esempio classico di questa tecnica, molto diffusa, è la famosa torta Sacher )
Il seme dell'albicocca quanto quello della Pesca viene detto armellina. Le Armelline hanno un retrogusto gradevolmente amarognolo e vengono usate in pasticceria come essenza, come ingrediente negli amaretti, in sciroppi o liquori e in generale in abbinamento alle mandorle dolci per renderne più interessante il gusto. Tuttavia il loro consumo viene limitato ad un uso aromatico poiché, come le foglie e i fiori dell'albicocco, contengono un derivato dell'acido cianidrico che, ad alte dosi, risulterebbe altamente tossico.
 

Proprietà terapeutiche: 

I medici arabi ne scoprirono le virtù farmacologiche: la usavano per curare il mal d'orecchi e anche per lenire i fastidi delle emorroidi.
L'albicocca stimola la produzione di emoglobina, la proteina che trasporta il ferro e dà colore al sangue, un frutto anti-anemia per eccellenza. Essa contiene molti zuccheri, sali minerali, e oligo-alimenti.
Dal seme dell’albicocca (armellina) si ricava tramite la pressione a freddo l’olio essenziale di albicocca.
Contiene vitamina F che è importante biostimolatore per diversi processi fisiologici e biochimici nel nostro organismo.
Può essere usato per pelle secca e deteriorata, ha un effetto antirughe. Nutre e idrata, aiuta la sintesi di collagene e delle nuove cellule. Nutre e stimola la crescita dei capelli rendendoli elastici. E’ ideale come olio di base per maschera per viso e capelli e per massaggi tonificanti. Migliora la circolazione del sangue. Si assorbe bene dalla pelle lasciandola morbida e liscia.
Un’idea per una ricetta di bellezza:
Maschera per viso: 10 ml di olio di albicocca si mischiano in 1 cucchiaio di panna e 1 albume di uovo. Applicare sul viso e lasciare per 10 minuti in posa.
Oltre alla vitamina F l’olio essenziale contiene  contiene Amigdolina (Laetrile) usata per curare malattie molto gravi.
L’impiego del laetrile in medicina risale ai tempi del grande erbario cinese il quale sembra abbia parlato di preparati a base di gherigli utili contro i tumori. Gli antichi medici egizi, greci, romani e arabi erano tutti perfettamente a conoscenza delle proprietà biologiche “dell’acqua di mandorle amare”. Celso, Scribonio Largo, Galeno, Plinio il Vecchio, Marcello Empirico e Avicenna impiegavano preparati contenenti laetrile per curare i tumori, e la stessa cosa dicasi per la farmacopea medievale.
 

Curiosità: 

Dalle zone di origine, la Cina, si è estesa lentamente verso ovest attraverso l'Asia centrale sino ad arrivare in Armenia (da cui prese il nome Armeniaca) dove, si dice, venne scoperta da Alessandro Magno.
I Romani la introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C., ma la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo fu consolidata successivamente dagli arabi, infatti albicocco deriva dalla parola araba Al-barquq.
In origine si credeva fosse una piante maledetta che provocasse febbre.
Nella cosmesi popolare l'albicocca e' stata sempre accoppiata alla cura della pelle. l'olio ottenuto dai suoi semi e' molto efficace sia per il trattamento delle smagliature che delle rughe.
 

Zone del Giardino in cui si trova: 

Ulivo, Olivo

Nome latino: 
Olea Europaea
Famiglia: 
Oleaceae

Pianta sempreverde a portamento arboreo, ha la chioma espansa ed è alta da 2 a 10m.
L'olivo coltivato appartiene alla vasta famiglia delle oleaceae che comprende ben 30 generi (fra i quali ricordiamo il Ligustrum, il Syringa e il Fraxinus); la specie è suddivisa in due sottospecie, l'olivo coltivato (Olea europaea sativa) e l'oleastro (Olea europaea oleaster), che rappresenta la pianta selvatica
L'Oleastro è caratterizzato da un portamento per lo più arbustivo, da rametti a volte quadrangolari forniti di spine. 

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Coltivazione: 

Fra le piante arboree l'Olea europaea si distingue per la sua longevità e la frugalità; è sensibile alle basse temperature.
Resiste bene anche agli incendi
per la notevole capacità di ricacciare vigorosi polloni dalla ceppaia.
L'olivo predilige terreni sciolti o di medio impasto, freschi e ben drenati. Vegeta bene anche su terreni grossolani o poco profondi, con rocciosità affiorante. Soffre invece nei terreni pesanti e soggetti al ristagno.
In merito alla fertilità chimica si adatta anche ai terreni poveri e con reazione lontana dalla neutralità (terreni acidi e terreni calcarei) fino a tollerare valori del pH di 8,5-9.
Fra gli alberi da frutto è una delle specie più tolleranti alla salinità, pertanto può essere coltivato anche in prossimità dei litorali.
Molto resistente alla siccità anche quando si protrae per molti mesi; in caso di siccità i germogli cessano di crescere, si riduce la superficie traspirante con la caduta di una parte delle foglie, gli stomi vengono chiusi e l'acqua delle olive in accrescimento viene riassorbita. In questo modo gli olivi superano indenni le lunghe estati siccitose manifestando una ripresa dell'attività vegetativa solo con le prime piogge a fine estate. Gli stress idrici pregiudicano però  la produzione.
Le fasi critiche per l'olivo dal punto di vista produttivo,  sono il periodo della fioritura e dell'allegagione, l'indurimento del nocciolo e il successivo accrescimento dei frutti: eventuali stress idrici in queste fasi riducono la percentuale di allegagione, provocano cascola estiva delle drupe, scarso accrescimento di quelle rimaste e minore resa in olio delle olive.
 

Malattie Parassiti Avversità: 

Cicloconio o occhio di pavone (Cycloconium oleaginum)
Questa è una tra le più importanti e dannose malattie di origine fungina che attaccano l'olivo: di fatto colpisce soprattutto le foglie ma non risparmia ne i rametti ne i frutti.

Sulle foglie si manifesta con macchie rotondeggianti di 10 mm costituite da cerchi concentrici policromatici (dal giallo al brunastro) che disegnano l'occhio di pavone e causano effetti di filloptosi (caduta delle foglie)sulle piante colpite; sui frutti i sintomi sono più occasionali e meno pericolosi e si manifestano come piccole macchioline nere infossate e puntiformi; i rametti sono attaccati solo sulla parte erbacea e i sintomi si manifestano simili a quelli delle foglie.

La lotta è di tipo chimico, si interviene quando le foglie colpite sono circa il 30-40 % delle foglie raccolte.
Si interviene con un trattamento a Febbraio-Marzo e uno a Ottobre a base di rameici (Poltiglia bordolese, Idrossidi di rame) o ditiocarbammati (Zineb o Ziram).


Lebbra delle olive:(Gleosporium olivarum)
La malattia si manifesta soprattutto nel periodo autunnale quando iniziano le piogge. Questa colpisce i frutti in via di maturazione e si formano delle macchie estese, rotondeggianti, raggrinzite, bruno nerastre, con pustole gessose o cerose di colore marrone o rosato. Le olive colpite cadono in terra o, comunque, forniscono un olio di scadente qualità (rossastro, torbido e acido). La malattia può colpire anche i giovani rametti e le foglie sulle quali si formano macchie giallastre che in un secondo momento virano al marrone: le foglie colpite disseccano e cadono.

La lotta che possiamo effettuare è di tipo preventivo, sia agronomico sia chimico. La lotta chimica si attua in autunno con trattamenti a base di prodotti rameici (Idrossidi di rame o Poltiglia bordolese) o con Clortalonil; quella agronomica si mette in opera fornendo l'impianto di un buon sistema di drenaggio per allontanare le acque in eccesso oppure sfoltendo la chioma al fine di evitare la formazione di un microclima umido, che favorirebbe il patogeno.

Rogna dell'olivo (Pseudomonas savastanoi)
E’ una delle principali batteriosi conosciute e attacca i rami, le foglie, le radici sulle quali il danno è più rilevante che sulle altre parti della pianta, il tronco e i frutti su i quali si manifestano o delle deformazioni o delle maculature ; si presenta con tubercoli screpolati, duri e bruni causati da aperture prodotte da avversità, infezioni oppure da traumi.

L'elevata piovosità primaverile accompagnata da temperature miti favoriscono l'attività del patogeno. I danni sono dovuti alla sottrazione di materiali plastici con conseguente diminuzione della loro produzione anche del 30%. A conseguenza di tale attacco si è rilevato anche un certo peggioramento qualitativo delle olive e dell'olio.

La lotta contro la Rogna dell'olivo è di tipo preventivo unicamente agronomico e si avvale delle seguenti precauzioni: potatura di rimonda e distruzione dei rami infetti, non si raccoglie il prodotto tramite abbacchiatura, protezione e disinfezione delle ferite, lotta alla Dacus oleae che è vettore di tale batteriosi.

Mosca dell'olivo (Dacus oleae)
La larva della Mosca dell'olivo misura circa 8 mm, è apoda, ha apparato masticatore costituito da due mandibole nere ben visibili ad occhio nudo, è di colore giallognolo ed è più sottile verso l'estremità cefalica. L'insetto adulto somiglia ad una mosca di piccole dimensioni (4-5 mm) con un apertura alare di 10-12 mm., presenta capo fulvo con occhi verdastri, corpo.
Il corpo è di colore grigio ed ali trasparenti con due piccole macchie scure alle estremità. L'alimentazione di questo dittero differisce a seconda dello stadio in cui si trova: da larva si nutre della polpa dei frutti entro i quali scava gallerie (i frutti così danneggiati sono sede di marciumi e conseguente cascola a causa dell'instaurarsi di colonie di microrganismi); da adulto si nutre con i succhi che fuoriescono dalla puntura di ovideposizione, con materiali zuccherini o proteici che estraggono dalle diverse parti verdi dell'olivo tramite il suo apparato boccale tipicamente pungente-succhiante.

La Mosca dell'olivo è uno tra i principali vettori della Rogna dell'olivo.

La lotta è sia di tipo chimico e, negli ultimi anni, si stanno sperimentando metodi di lotta biologica svolte con l'intervento di entomofagi. Ricordiamo che la Dacus oleae risente molto dell'alternanza di temperatura (fattore limitante): infatti l'attività di volo inizia quando la temperatura supera i 14-18 °C e si arresta allorquando questa supera i 31-33 °C; inoltre il susseguirsi di giornate estive caratterizzate da alte temperature (maggiori di 30°C), bassa umidità ed assenza di pioggia causano un'elevata mortalità delle uova e delle larve presenti all'interno dei frutti, l'arresto dello sviluppo delle uova e dell'attività degli adulti.

Gli entomofagi usati nella sperimentazione sono parassitoidi larvali (Imenotteri Calcidoidei), entomoparassiti (Imenottero Braconide) e insetti che si nutrono delle sue uova (Dittero Cecidomide).

Lla lotta chimica unisce i principi di quella integrata e quella di tipo guidata: si stabilisce la soglia di intervento che varia in base e in funzione dell'uso cui è destinata la produzione del campione rappresentativo calcolato in drupe per Ha (200 drupe raccolte a caso, provenienti da 20 piante). Il rilevamento degli adulti si effettua con trappole cromotropiche, alimentari (avvelenate, prima che inizi l'ovideposizione) e sessuali (installate a fine giugno, 2-3 per ettaro).

Tripide dell'olivo (Liothripis oleae)
Questa è una specie molto diffusa nel bacino mediterraneo.

L'adulto è lungo circa 2,5-3 mm, ha un corpo nero brillante e ali frangiate. Le neanidi sono di colore giallo. I danni si manifestano sui germogli, foglie, fiori, frutti e sono determinati dalle punture trofiche sia degli adulti che delle forme giovanili. I germogli colpiti hanno uno sviluppo stentato, le foglie si deformano e cadono precocemente, sui fiori si ha l'aborto fiorale e successiva colatura. Sui frutti si possono avere sporadiche cascole, ma molto più frequenti sono le deformazioni, infossature e maculature. Le punture inoltre possono favorire la penetrazione di patogeni da ferita.

La lotta contro questo tisanottero è di tipo chimico, agronomicobiologico, mediante l'aiuto di due entomofagi del Liothripis cioè Anthocoris nemoralis (Rincote antocoride) e Tetrastichus gentilei (Imenottero calcidoideo).

La lotta chimica si effettua solo in presenza di gravi attacchi e si utilizzano prodotti fosforganici quali Acefate e Metomil (si stabilisce una soglia d'intervento pari al 10% dei germogli infestati).

La lotta agronomica si limita a buone potature atte a prevenire l'instaurarsi del Tripide.

Cocciniglia mezzo grano di pepe (Seissetia olea)
Questa è un lacanide che ha come ospiti principali l'olivo e gli agrumi, ma vive tuttavia su svariate altre piante arboree ed erbacee comprendenti: oleandro, albero di giuda, evonimo, lentisco, aralia, palme, zucca e carduacee spontanee.

Le infestazioni interessano i rami, i rametti e la pagina inferiore delle foglie, dove le neanidi si localizzano lungo la nervatura principale.

La cocciniglia causa deperimenti vegetativi, defogliazioni, disseccamenti di rametti, cascola e scarsa fruttificazione. La neanide è di colore giallognolo e scurisce durante lo sviluppo; il maschio è alato e compare raramente, la femmina è attera misura circa 5 mm e il suo corpo è completamente ricoperto da uno scudetto di cera convesso (sotto il quale si sviluppano le uova) con disegnata sopra una H.

Gli abbondanti escrementi zuccherini prodotti dalle femmine sviluppano sia una notevole fusaggine sia un effetto lente che brucia il punto della foglia sul quale si trova nonché un forte richiamo alimentare per le formiche.

Lo sviluppo della cocciniglia è favorito nelle annate con autunno e inverno miti e con estate umida e non eccessivamente calda, nonché negli impianti trascurati e sottoposti ad eccessivi apporti di concimi azotati. Inoltre, l'elevata densità d'impianto e le ridotte o mancate potature creano condizioni microambientali particolarmente favorevoli allo sviluppo delle infestazioni.

La lotta contro questo dannosissimo Rincote è sia di tipo agronomico sia di tipo chimico: comunque segue i principi della lotta integrata e guidata. Il metodo chimico prevede una soglia d'intervento pari a 2-5 neanidi per fogli oppure 1 femmina ogni ogni 10 cm di rametto, nel caso si superi si interviene con fosforganici e oli bianchi (si evita l'uso dei primi per l'alta tossicità anche verso l'entomofauna utile, si preferisce il secondo per il motivo opposto).

La lotta agronomica si avvale di potature energiche e di basse concimazioni azotate.

Cocciniglia cotonosa dell'olivo o Filippa (Lichtensia viburni)
Questo Coccide è presente in tutte le diverse regioni olivicole italiane causando seri danno soprattutto alla parte aerea degli olivi.

Il maschio è alato, le neanidi sono di colore giallo-verdastro e di forma ovale, la femmina adulta è lunga 5 mm con il corpo di colore giallognolo con macchie scure: durante l'ovideposizione il loro corpo appare ricoperto da una secrezione cerosa (ovisacco) dove sono contenute le uova. Le parti infestate dalla Lichtensia sono la pagina inferiore delle foglie e dei germogli: il danno causato consiste dalla produzione di melata che porta gli stessi inconvenienti della Cocciniglia mezzo grano di pepe.

Per debellare questo fastidioso e dannoso insetto si ricorre sia ai rapporti di preda/predatore presenti in nature (Coleotteri Coccinellidi) sia a criteri di lotta chimica (prodotti uguali che per la Cocciniglia mezzo grano di pepe) sia a criteri di lotta agronomica (potatura di sfoltimento).

Tignola dell'olivo (Prays oleae)
Questo insetto presenta prevalentemente tre generazioni annuali (larva, crisalide e farfalla adulta), che attaccano rispettivamente le foglie, i fiori e i frutti.

La larva, di lunghezza 6-8 mm e larghezza 1,5 mm, ha un colore verde cenerino col capo rossiccio. La crisalide è di color marrone ed ha una lunghezza di 4-6 mm. L'adulto è una piccola farfalla di color bianco cenerino, di lunghezza 6-7 mm; la prima coppia di ali è caratterizzata da piccole macchie scure, mentre la seconda è di colore uniformemente grigio con un caratteristico bordo frastagliato.

La prima generazione comincia con il bruco, nel tardo inverno scava gallerie nelle foglie, successivamente erode le tenere foglioline e verso Aprile si impupa in un bozzoletto. La seconda generazione penetra nei boccioli floreali (mignole) e si incrisalida. La terza generazione è quella che provoca i danni più gravi, provocando la caduta delle olive e causando forti perdite.

Il danno è simile a quello della larva della mosca, infatti si introduce nelle drupe, scavando gallerie che erodono anche il nocciolo: è qui la differenza rispetto alle gallerie della mosca. Osservando le olive colpite, le larve e le crisalidi si distinguono facilmente da quelle colpite dalla mosca.

La lotta è di tipo chimica e segue le indicazioni di quella guidata ed integrata: si usano insetti entomofagi predatori (Rincoti Antocoridi, Ditteri Silfidi e Neurotteri Crisopidi) e parassitoidi (Imenotteri Calcidoidei e Imenotteri Braconidi); i prodotti chimici usati sono tutti Fosforganici. In alcuni casi si utilizza il Bacillus thuringiensis.
 

Uso in cucina: 

L'olio extravergine di oliva è l'unico olio vegetale ottenuto con sola pressione, senza manipolazione o additivi chimici, a differenza degli oli di semi (soia, arachide, girasole, ecc.).
Contiene le vitamine E, A, K, D che hanno proprietà antiossidanti ed effetto protettivo sulle cellule dell'organismo. Ha un livello di acidità inferiore all'1% (1 grammo per ogni 100 gr).
L'olio extravergine di oliva, a differenza degli altri olii alimentari, è costituito prevalentemente da acidi grassi monoinsaturi, con la presenza in giusta quantità di acido grasso linoleico, polifenoli, vitamina E e beta carotene. La presenza di questi elementi antiossidanti rende l'olio extravergine particolarmente importante per la nostra salute.
E' stato infatti scientificamente verificato che il suo costante utilizzo favorisce un abbassamento del colesterolo "cattivo" (LDL) ed un contestuale innalzamento di quello "buono" (HDL) aiutando a prevenire le malattie cardiovascolari e l'artereosclerosi.
L 'olio di oliva, alimento principe della dieta mediterranea, è il condimento da preferire in assoluto sia crudo, sia per cucinare. Il suo elevato punto di fumo (210 °C  per l'olio extravergine di oliva) ne fa uno dei condimenti più adatti per le fritture. Come tutti i grassi ha un  altissimo valore energetico (899 Kcal per 100 grammi) e per tal motivo, nonostante le sue benefiche proprietà, è bene non abusarne. In particolare, specie in caso di obesità e sovrappeso, si consiglia di dosarlo con un cucchiaio o con un cucchiaino, rispettando le dosi previste dal programma alimentare.
L'Olivo dà olio di ottima qualità, l'unico che in natura sia dotato di vitamina A che lo protegge dalle ossidazioni. Gli altri oli vegetali, infatti, per poter resistere nel tempo hanno bisogno dell'aggiunta di agenti antiossidanti. L'estrazione dell'olio dalle olive non comporta alcun processo di trasformazione in quanto, nelle olive, l'olio è già pronto e bisogna soltanto estrarlo. La qualità dell'olio dipende da diversi fattori, ma, in particolare, dal tipo di raccolta e dal tempo che intercorre da quando le olive sono staccate dall'albero sino alla molitura.

 

Proprietà terapeutiche: 

Le parti della pianta utilizzate in Fitoterapia sono le foglie e i frutti e anche la corteccia.
E’ impiegato per uso interno nei casi di stipsi, ipertensione e nella ipercolesterolemia, mentre per uso esterno è usato nella cura della pelle secca e screpolata.
L’olio ricavato dai frutti ha proprietà lassative ed emollienti; le foglie dell’olivo hanno azione ipotensiva, ma solo se la pressione è veramente elevata, ipocolesterolemizzante, ipoglicemizzante; Il decotto di foglie e corteccia viene utilizzato per combattere reumatismi, febbre, gotta, ipertensione arteriosa, emorroidi e per disinfettare piaghe e ferite.
In farmacia  l’olio di oliva entra a far parte di linimenti, pomate e unguenti.
In campo cosmetico, serve per fare saponi, dove si utilizza l’ultimo prodotto della torchiatura.

 

Curiosità: 

Il legno, molto apprezzato, duro,robusto e di colore bruno rossastro, si presta all'impiego in falegnameria ed alla produzione di piccoli oggetti di artigianato e come parquet.
L'Olivo dà ottimo legname da opera. Tuttavia è difficile ricavare legname sufficiente per mobili per cui il suo impiego è soprattutto nell'ambito dell'ebanisteria con la realizzazione di piccoli e preziosi oggetti. Si lavora benissimo al tornio ed assume caratteristiche di lucentezza uniche.
La legna ha un grande potere calorifico ed è molto apprezzata da ardere.
La fronda viene utilizzata, durante il periodo della potatura per alimentare gli animali.
I noccioli delle olive sono un ottimo combustibile, economico e soprattutto ecologico, dato che la quantità di CO2 emessa durante la combustione è la stessa rilasciata durante la decomposizione naturale. I noccioli rappresentano quindi un'importante risorsa energetica per i Paesi produttrici ed esportatori di olio di oliva.
A Madrid lo sfruttamento di questa fonte energetica è già iniziato e fornisce tuttora calore ed acqua calda a diverse abitazioni.

L'Olivo nella bibbia
Nella bibbia c'è scritto che, dopo il diluvio, Noè mandò la colomba per vedere se le acque si erano abbassate; al secondo tentativo la colomba tornò portando  nel becco una foglia fresca di Olivo. Sceso dall'arca, Noè fece l'agricoltore e piantò la vigna per fare il vino, ma questa è un'altra storia. Qui si sottolinea l'ordine di importanza: prima l'Olivo, poi la Vite. Getsemani, il Monte degli Olivi. E' il luogo dove Gesù era solito recarsi per pregare. Qui si recò il giorno prima della crocifissione assieme ai suoi discepoli che invitò a pregare per non cadere in tentazione

L'Olivo nel mito greco
Minerva (Athena) e Nettuno (Poseidone) si contendevano il predominio sull'Attica. In particolare disputavano su chi avesse la precedenza nella edificazione di un tempio da parte degli uomini ad Atene, sull'Acropoli. Chiesto l'intervento di Giove, questo rispose che avrebbe avuto la precedenza chi avesse fatto agli uomini il dono più utile. Athena diede l'Olivo, Poseidone il cavallo. A giudizio di Cècrope, fondatore e primo re di Atene, vinse l'Olivo nonostante il cavallo fosse un mezzo importantissimo di lavoro, di trasporto e di guerra. E ciò la dice lunga sull'importanza che i Greci attribuivano a questa pianta che, ovviamente, era sacra a Minerva.

L'Olivo nella letteratura greca
Secondo Omero il letto di Ulisse era fatto da un tronco di Olivo e questa rivelazione fu la prova per il riconoscimento definitivo da parte di Penelope del marito dal ritorno dalla guerra di Troia. Sempre secondo Omero, la clava  brandita dal Ciclope era di legno di Olivo. Secondo Teocrito di legno di Olivo era anche la clava di Ercole
 

Zone del Giardino in cui si trova: 
Sara// Silenti … i Sibili del vento/ lambiscono intrecci di rami anneriti/ tra voli palpitanti di farfalle// Attraverso i viali del Giardino Incantato/ avvolta da sensazioni indicibili/ In un tripudio di colori vocianti// Rapita dalle magiche Armonie dei sogni proibiti,/ rivivo incantevoli istanti di un insperato prodigio// Anelanti fragranze di effluvi odorosi/ S’abbarbicano a brandelli di cielo al tramonto/ Mentre nell’aria si stemperano i colori della Vita// … fruscii di parole non dette/ … sussulti di armonie arcane/ … aliti di sogni rapiti/ Per rinascere ancora …
-- Franca Tosi