Camelia Sasanqua, Camelia

Nome latino: 
Camellia Sasanqua
Famiglia: 
Theaceae

La Camellia sasanqua è originaria della Cina e del Giappone.

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Coltivazione: 

 Il terreno non deve essere assolutamente calcareo, per le camelie deve essere acido ma non troppo (pH 5,5-6), fresco, morbido, ricco di sostanza organica e ben drenato

Se il terreno è argilloso, dunque compatto e poco drenante, si dovrà creare una buca decisamente più grande e migliorare la struttura del terreno miscelando la terra con materiali organici (torba, terriccio di foglie, compost, letame maturo). Può anche essere utile mettere sul fondo della buca del materiale drenante.

 In presenza di terreno calcareo, invece, si dovrà sostituire completamente la terra della buca con un buon terriccio per piante acidofile. In questi casi, un consiglio da dare è quello di individuare una zona del giardino che abbia la giusta esposizione e creare una vera e propria "isola acida" per le camelie e le altre acidofile. Questo aiuterebbe a ricreare un loro piccolo habitat più indicato di una semplice buca isolata.

Le camelie, soprattutto la specie sasanqua, sono rustiche e sopportano temperature anche inferiori a 0°C, ma non tollerano la neve sulle foglie, che può provocare delle bruciature. Non tollerano i venti.
Sono piante da sottobosco che preferiscono posizioni ombreggiate o semiombreggiate; ma possono tollerare anche il pieno sole, avendo però cura che il terreno sia sempre umido. L'esposizione ideale è la mezz'ombra, ossia un sole filtrato dalla chioma di piante ad alto fusto o quanto meno l'ombra proiettata da una pianta o da una casa per mezza giornata, preferibilmente dal primo pomeriggio in poi. In zone collinari dove la temperatura estiva non è eccessiva, la camelia può essere posizionata anche in pieno sole. In aree molto ventilate conviene scegliere una posizione riparata.


In estate le innaffiature dovranno essere particolarmente abbondanti (sono gradite anche spruzzature serali delle foglie).

Le camelie possono necessitare di uno sfoltimento dei bottoni fiorali, quando siano in numero eccessivo, allo scopo di migliorare la fioritura di quelli risparmiati e di una eliminazione dei rami secchi e malformati ed eventuale cimatura, per mantenere la forma compatta della pianta, da effettuarsi dopo la fioritura.

La camelia non necessita di norma di grandi concimazioni. Se non esistono segni evidenti di carenze, concimate in primavera e in autunno con concimi complessi a lenta cessione (ce ne sono di specifici per piante acidofile) oppure di origine organica (letame maturo, sangue di bue, cornunghia). Una buona pacciamatura, con compost o altro materiale di origine vegetale, costituisce un'ottima concimazione oltre a proteggere l'apparato radicale dagli eccessi di caldo e freddo.

 In casi di particolari carenze si interverrà, invece, con concimazioni specifiche.

Su camelie annaffiate costantemente con acqua calcarea, per esempio, può accadere di notare ingiallimenti tra le nervature delle foglie (clorosi ferrica) o macchioline nero-brune sulle foglie più giovani (carenza di manganese). Questo perché un aumento del pH (terreno poco acido o alcalino) non permette alla pianta di assimilare molti microelementi.

Malattie Parassiti Avversità: 

Afidi e cocciniglie: sono visibili a occhio nudo e si manifestano con produzione di macchie scure sul fogliame che diventa anche appiccicoso. Bisogna ripulire la pianta e trattarla con prodotti insetticidi per gli afidi; anticoccidici per le cocciniglie (per queste si può ricorrere anche allo strofinamento della parte con un batuffolo imbevuto di acqua e alcool).
Gelate: danneggiano foglie, gemme e fiori.
Neve: se lasciata sulle foglie, può causare delle bruciature.
Piccole macchie scure sulle foglie: possono essere causate dal terreno eccessivamente calcareo.

Curiosità: 

Sbocciano in pieno inverno, una caratteristica che le ha valso il soprannome di “Camelia di Natale”. Il suo nome giapponese è invece Sazanka, da cui deriva il nome latinizzato “sasanqua”.
La Camellia sinensis è la pianta del Tè.
 Nella tradizione nipponica, le foglie della Camelia Sasanqua si usano per fare il tè, mentre dai semi si ricava un olio utilizzato in cucina, per l’illuminazione o per fare cosmetici. In Europa è stata introdotta a partire dal secolo XIX, dunque molto tempo dopo la più famosa Camelia Japonica.

Zone del Giardino in cui si trova: 

Albero delle farfalle, Lillà dell’estate

Nome latino: 
Buddleja Davidii

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Coltivazione: 

La Buddleja davidii è di facile coltivazione, molto rustica nel sopportare alte temperature e importanti escursioni di parecchi gradi sotto lo zero.

Non teme il gelo sopportando temperature fino a -15°, ha un accrescimento rapido, ha numerosi stoloni sotterranei e un'abbondante produzione di semi (fino a 3 milioni per pianta) che il vento riesce a trasportare lontano.

Tollera anche i suoli più pesanti. Può essere coltivata in vaso (ovviamente grande) in un terrazzo. Amano essere esposte al sole ma accettano anche la mezzombra dove, però, non fioriscono copiosamente. Non hanno particolari necessità rispetto al substrato anche se non è cosa sbagliata, favorirne l'impianto immettendo al terreno della buca, anche una buona quantità di sostanza organica mescolata a sabbia, in maniera tale da favorire il drenaggio. Infatti la Buddleja ama l'acqua quando è in piena fioritura ma un ristagno soprattutto nei mesi freddi, potrebbe metterla a durissima prova.

Ritmo di crescita: veloce. Se si vuole contenere la loro crescita, a marzo si recidono i rami dell'anno precedente (quelli che hanno fiorito) alla lunghezza di 5-8 cm in modo che ricaccino rami nuovi che portano fiori.

Malattie Parassiti Avversità: 

Non soffre di particolari avversità

Curiosità: 

Il nome del genere (Buddleja) deriva dal pastore inglese Adam Buddle (1662 - 1715), medico e botanico per passione nonché rettore nell’Essex, ed è stato attribuito dal naturalista svedese Karl von Linné (1707 – 1778). Il nome specifico invece è stato definito dal botanico francese Adrien René Franchet (1834 – 1900) per ricordare il contemporaneo missionario padre Armand David scopritore di numerose specie botaniche orientali.

Uno dei nomi volgari (albero delle farfalle) deriva dal fatto che la prolungata e profumata fioritura, per tutto il periodo estivo, facilita la continua visita delle farfalle.

Zone del Giardino in cui si trova: 

Corbezzolo, lellarone, ciliegia marina o albastro

Nome latino: 
Arbutus Unedo
Famiglia: 
Ericaceae

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Coltivazione: 

Il corbezzolo predilige i terreni leggermente acidi sicuramente molto ben drenati. In giardino è consigliabile favorire il drenaggio ponendo del materiale grossolano sul fondo della buca in cui vogliamo interrare la pianta Ama il pieno sole, il clima temperato e le posizioni riparate dai venti freddi. E’ una specie tipica del sud ed è presente in tutto il bacino del Mediterraneo, ma gravita soprattutto nel settore occidentale. Effettuare l’impianto preferibilmente nei mesi autunnali o primaverili quando le condizioni climatiche non sono né troppo rigide né caratterizzate da caldo eccessivo. Nelle regioni troppo fredde le piante giovani vanno inizialmente protette dai geli invernali.

Malattie Parassiti Avversità: 

Questa pianta non teme parassiti o malattie, anche se talvolta gli afidi neri possono causare qualche danno.

Uso in cucina: 

La parte utilizzabile a scopo alimentare è esclusivamente rappresentata dai frutti, detti volgarmente albatre, albetrelle, corbezzole o anche cerase marine, sono raccolti ben maturi in autunno quando risaltano per il loro caratteristico colore rosso. Hanno il sapore dolce piuttosto gradevole e possono essere mangiati semplicemente crudi o anche cosparsi di zucchero con l’aggiunta di un vino liquoroso. Con tali frutti si possono fare ottime marmellate, bibite fermentate molto dissetanti, una buonissima acquavite e perfino un tipo d’aceto. In Algeria e in Corsica, dai frutti se ne ricava il vino detto “di corbezzolo” Dai fiori del corbezzolo le api ricavano un miele molto saporito, dal sapore leggermente amaro.

Proprietà terapeutiche: 

Nella medicina popolare il decotto fatto con le foglie è considerato antireumatico e buon astringente intestinale, effetto astringente ha anche la conserva preparata con i frutti. Le foglie hanno proprietà medicinali astringenti intestinali e antidiarroiche, contengono un principio attivo, l’arbutoside, che conferisce loro proprietà diuretiche e disinfettanti del tratto uro-genitale, in antichità erano usate come alimento per le pecore e i bovini.

Curiosità: 

A. unedo è l’unica specie del genere Arbutus presente in Italia. È una pianta xerofila, capace di sopportare condizioni di siccità prolungata mantenendo l’equilibrio idrico fra assunzione e dispersione d’acqua grazie ad una particolare adattabilità fisiologica e morfologica. Nei boschi distrutti da un incendio, grazie alla sua capacità di emettere rapidamente vigorosi polloni dopo il passaggio del fuoco, il corbezzolo è una delle prime specie legnose che riprende a vegetare, per questa caratteristica ha una certa importanza forestale. Il legno è chiaro ed è particolarmente dolce; non essendo aromatico può essere utilizzato per realizzare arnesi per il trattamento di alimenti; in Sardegna i pastori lo utilizzano per realizzare "su pilìsu", il particolare strumento impiegato per rompere la cagliata. Se i frutti sono mangiati crudi in grandissima quantità possono produrre un senso d’ubriachezza e di vertigine in quanto contengono un alcaloide che può causare questi inconvenienti, in persone particolarmente sensibili a esso. Da qui Il nome latino che gli fu assegnato da Plinio il Vecchio che consiglia un uso moderato del consumo (unum edo = ne mangio uno solo). Dal nome greco kòmaros (ciliegio di mare) invece deriva il nome del Monte Cònero, promontorio situato a sud della città di Ancona, la cui vegetazione è appunto ricca di piante di corbezzolo. Nella tradizione ligure, viene usato, assieme all'alloro, nel carro del "confuoco", che portava doni al podestà, per dare, coi suoi frutti maturi, una nota di colore Il "Confuoco"è una cerimonia medievale. Nei paesi con sede di Podesteria, nella domenica che precedeva il Natale, i contadini portavano al Podestà inviato da Genova, un carro con l'"omaggio"di capponi, melograni e altri prodotti della terra. Da parte sua il Podestà giurava di governare con giustizia e la cerimonia si concludeva accendendo un grosso ceppo di alloro, sulla pubblica piazza, e da come si sviluppavano le faville si traevano gli auspici per tutto l'anno.

Zone del Giardino in cui si trova: 

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avevo 4 figli fino a quando per un semplice angioma in un punto del cervello inoperabile ho perso il 7 gennaio di quest'anno il secondo dei miei splendidi figli. mancavano solo 4 giorni al suo 22esimo compleanno.....il suo nome è e sarà x sempre STEFANO. un ragazzo con tanta voglia di fare e di vivere e di una generosità e sensibilità strabiliante. ogni anno festeggerò il suo compleanno ogni attimo è dedicato a lui ma sempre e solo nella positività. x questo ammiro coloro che non si lasciano abbattere dal dolore ma attraverso un grande dolore come questo sappiano infondere negli altri il grande messaggio dell'amore. AMORE ecco è tutta in questa parola il vero intento della vita. da MARIAPINA da RAGUSA vi arriva pur non essendo mai venuta lì un grazie di cuore per emozioni così splendide specialmente per una come me che ama pazzmente la natura.kiss
-- mariapina