Susino, Prugno

Nome latino: 
Prunus domestica, Prunus Sativa
Famiglia: 
Rosaceae

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Coltivazione: 

Ideali sono le posizioni In pieno sole per valorizzare dal punto di vista qualitativo e quantitativo la produzione. Il susino vive bene nei terreni freschi, ma ben drenati, di medio impasto; le varietà europee si adattano meglio di quelle giapponesi  ai terreni argillosi e sopportano meglio il freddo in quanto fioriscono più tardi.

La messa a dimora si effettua in autunno o in primavera dopo aver effettuato una concimazione di fondo con sostanza organica.

Durante la stagione estiva irrigare regolarmente, a partire dalla fioritura, in quanto la produzione frutticola richiede asporti idrici sostenuti. Patisce, come tutte le Prunoideae, i ristagni idrici, occorre quindi tarare le irrigazioni in base alla tipologia di suolo

La potatura del susino dipende dall’habitus di fruttificazione delle varietà.

I susini giapponesi fruttificano sia sui rami misti che sui dardi fioriferi, per cui gli interventi sono energici e consistono nel diradare alcuni rami misti e nell’eliminare parte dei rami vecchi portanti i mazzetti di maggio.

Il susino europeo fruttifica prevalentemente sui mazzetti di maggio, presentano una bassa carica di gemme a fiore ed un’entrata in produzione piuttosto lenta; la potatura, in questo caso, sarà leggera e si effettuerà raccorciando i rami vecchi portanti i dardi in modo da favorire un rinnovo graduale.

Importante ai fini produttivi è la pratica del diradamento dei frutti da effettuarsi prima dell’indurimento del nocciolo, lasciando un frutto ogni 10-15 cm di ramo, al fine di ottenere una buona pezzatura ed un’adeguata carica di gemme a fiore per l’anno successivo.

Per quanto riguarda la concimazione, è bene effettuare una concimazione annuale con i principali elementi asportati per la produzione cioè azoto(N), fosforo (P2O5) e Potassio (K2O5). Si consideri che per una produzione di 200 q/ha, vengono asportati mediamente 120 kg/ha di N, 30 kg/ha di P2O5  e 130 kg/ha di K2O5.

La somministrazione di azoto va frazionata in 2-3 interventi: a fine estate, dopo la raccolta, per favorire l’accumulo delle sostanze di riserva che verranno utilizzate dalla pianta, dalla successiva ripresa vegetativa fino ad allegagione avvenuta, dopo l’allegagione ed eventualmente durante l’accrescimento dei frutti.

Il fosforo stimola la fioritura e l’attività delle radici, può scarseggiare in suoli molto calcarei in quanto tende ad essere insolubilizzato, in questi casi si interviene annualmente con dosaggi di poco superiori alle asportazioni, in autunno (insieme al potassio).

Sui terreni sciolti la concimazione fosfo-potassica va effettuata a fine febbraio per evitare fenomeni di lisciviazione a carico del potassio.

Malattie Parassiti Avversità: 

Parassiti animali che più attaccano il susino sono in particolare gli afidi, che si sviluppano sull'estremità dei germogli. Possibili sono anche attacchi di cocciniglie, come la Cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona)
e la la Cocciniglia di San Josè (Comstockaspis perniciosa) che, se presenti in modo massiccio, posso causare un generale indebolimento della pianta con danni anche ai frutti.
Un'altro parassita che provoca danni rilevanti è la Tignola o Cidia del susino - (Cydia funebrana) che depone le uova nelle foglie e nei frutti provocandone una precoce caduta.

Le malattie fungine più frequenti sono la Monilia che mummifica rami e frutti, e il Corineo che produce delle macchie sulla foglia che necrotizzano i tessuti lasciandole bucherellate.
 

Uso in cucina: 

 Le prugne sono un frutto mediamente calorico, hanno dalle 30 alle 45 calorie per 100 g a seconda delle varietà. Hanno effetto lassativo, soprattutto se consumate a digiuno o prima dei pasti. Hanno un indice di sazietà medio, non bisogna quindi mangiarne indiscriminatamente poiché si rischia di esagerare con le calorie.

La prugna è ottima consumata fresca, ma anche sciroppata, o trasformata in conserve, marmellate e succo di frutta.

Tra i dolci, il pan di prugne, gli strudel, le torte e la pasticceria possono includere prugne secche, fresche o marmellate.

Secca, la prugna, può essere consumata da sola o accompagnando piatti di carne e torte salate.

Molto apprezzate la grappa alla prugna, tipica dell’Alto Adige, dove si usa servirla immergendo una prugna secca nel bicchiere, il distillato ed il vino di prugne.

 Dal vino di prugna distillato si produce un brandy noto soprattutto nell’Europa dell’Est col nome di Slivovitz.

Proprietà terapeutiche: 

Le prugne fresche, contengono buone quantità di vitamina C e K, potassio e carotenoidi; possiedono inoltre ottime proprietà antiossidanti.

Hanno un effetto lassativo, cioè favorisce le funzioni dell’apparato digerente, promuovendo il regolare transito intestinale.
Attenzione, però, a non esagerare con il consumo di prugne, perché può causare effetti indesiderati come diarrea e meteorismo a causa della fermentazione dello zuccheroa livello intestinale. Mangiatele con moderazione anche nel caso in cui soffriate di colite spastica perché potrebbero ampliare gonfiori e spasmi.

Dai noccioli dei suoi frutti si ottiene un olio ricco di acidi grassi mono- epolinsaturi e sostanze antiossidanti.  E' molto apprezzato nell’industria cosmetica per la sua delicata fragranza.

Curiosità: 

 Prunus deriva dal greco Pruno (=Prugna), che indica il frutto, mentre per altri autori il nome Susino deriverebbe da Susa, antica città persiana. 

Secondo i romani, le piante, furono importate dal Turkestan in tutto il bacino mediterraneo e vennero inizialmente chiamate Kokkymelon.

La sua coltivazione è indubbiamente molto antica perchè, già Ovidio e Virgilio, menzionavano i suo frutti, mentre Plinio Il Vecchio, ci tramanda che nel 1º secolo d.C., a Roma erano molto apprezzate le susine violette di Damasco, frutti importati dalla Siria, e ne descriveva ben 12 diverse varietà.

Zone del Giardino in cui si trova: 

Ilatro sottile, Ilatro a foglie strette, Olivello

Nome latino: 
Phillyrea Angustifolia
Famiglia: 
Oleacee

La Phillyrea angustifolia ( si legge Fillirea) è una pianta legnosa con portamento cespuglioso o di piccolo albero sempreverde, che può raggiungere l'altezza di 2-4 metri

Italiano
Coltivazione: 

Queste piante non temono il freddo e quindi si possono coltivare in giardino in qualsiasi periodo dell'anno.
È una pianta che necessita di almeno alcune ore al giorno di irradiamento solare, ma predilige esposizioni in pieno sole.
Attualmente viene spesso utilizzata nella realizzazione di giardini con vegetazione di tipo mediterraneo e, nelle zone mediterranee marine, per consolidare terreni franosi e scarpate.
 

Proprietà terapeutiche: 

La Phillyrea angustifolia L. era utilizzata in passato per le sue proprietà astringenti e diuretiche.

Curiosità: 

Il nome del genere deriva dal greco “philyra” forse composta da “philos”, amico e “hyron”, lo sciame delle api e anche l'alveare infatti è una buona pianta mellifera.
Il nome specifico deriva da latino “angustus”, stretto e “folium”, foglia, perché è quella, delle due specie del genere,a foglie più strette
Il legno di Phillyrea angustifolia L., essendo duro e compatto, è adatto per lavori al tornio. Fornisce anche buona legna da ardere.
Come molte altre specie mediterranee Phillyrea angustifolia L. si rinnova facilmente per via vegetativa dopo il paesaggio del fuoco.
 

Zone del Giardino in cui si trova: 
In una di queste panchine, all'ombra del corniolo, ci ritroveremo ogni volta che ne avremo voglia. Ti abbraccio Beatrice.
-- Beatrice