Giuggiolo

Nome latino: 
Ziziphus jujuba
Famiglia: 
Rhamnaceae
Si tratta di una pianta da frutto che può essere allevata come piccolo albero o arbusto. E’ longevo e a crescita lenta. Può raggiungere i 6/7 metri d’altezza ed è caratterizzato da un portamento contorto, con rami irregolari e spinosi. La corteccia si presenta rugosa e con una colorazione rosso-bruno. Le foglie sono di dimensioni ridotte, ovali e resistenti al freddo, anche se il giuggiolo è da considerarsi una pianta a foglia caduca. I fiori, piccoli e poco decorativi, appaiono in primavera-estate, sono di colore giallo e somigliano molto a quelli dell’alloro.
Italiano
Coltivazione: 
Malattie Parassiti Avversità: 
Il giuggiolo non presenta particolari problemi di attacchi fungini. Sono rari anche le infestazioni di afidi o altri insetti. I frutti possono però essere soggetti all’attacco della Ceratitis capitata o mosca della frutta, le cui larve penetrano nella polpa, causando seri danni.
 
Uso in cucina: 
I frutti si possono usare per molteplici usi. E’ famoso il “Brodo di Giuggiole” un infuso di giuggiole e frutti autunnali, come uva Moscato o le cotogne Cydonia oblonga, scorze di limone, uva e melograni. Oltre che per la produzione di questo liquore, le giuggiole vengono utilizzate per la preparazione di marmellate e confetture e aromatizzare grappe, biscotti.
 
Proprietà terapeutiche: 
è un noto rimedio omeopatico con proprietà emollienti, antisettiche, diuretiche, sedative ed epatoprotettrici.
I frutti del giuggiolo hanno un blando effetto lassativo e sono ricchi di vit. C.
Con i frutti si può preparare uno sciroppo che seda la tosse secca e stizzosa.
 
Curiosità: 
Noto anche come “Dattero cinese”, fu importato in Italia dai veneziani che lo diffusero soprattutto nella zona dei Colli Euganei, che per esposizione, clima e caratteristiche del terreno, era (e lo è tuttora) adatta alla sua coltivazione. 
La curiosità principale è legata al famoso “Brodo di giuggiole”, il liquore ricavato dalle giuggiole appassite, ricco di vitamina C e zuccheri, dolciastro ed estremamente gustoso. L’espressione “andare in brodo di giuggiole”, deriva proprio dalla bontà di questo prodotto e dal piacere a consumarlo.
In Romagna e in altre regioni, in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa, nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.
 
Zone del Giardino in cui si trova: 

Sabato scorso una carissima amica mi ha portato al Vostro "Giardino", nonostante non fosse la stagione più propizia (febbraio è avaro di fiori ... soltanto il calicanto mi ha strizzato l'occhio ... e il naso!!!). Mi ci ha portato proprio perché in quel Giardino si respira Amore molto più che la morte, e voleva farmene partecipe.

Non posso che ringraziare di simile testimonianza: in una civiltà che pensa soltanto a correre, tra notiziari che informano soltanto di negatività, un'isola per pensare, ricordare, imparare l'Amore è esattamente quel che occorre! Ringrazio soprattutto a nome delle giovani generazioni, che finalmente possono trovare proposte positive, ed educarsi a quanto di profondo ed eterno l'animo umano può far vivere.

Giardino spoglio, ma ... "l'importante è invisibile agli occhi", come dice st. Exupéry nel "Piccolo Principe. E quel che è importante per tutti voi si vede benissimo, anche nei rigori invernali!

Grazie, davvero!

-- Alba